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mercoledì, 13 agosto 2008

Chopin

Sai che, quando parto, poi parto per davvero. Che non mi vedrai per mesi, che parleremo poco, che a volte mi chiamerai solo per la buonanotte e non dirai nient'altro tu lo sai. Eppure non resisti ed ogni volta, forse per rabbia, forse per soffrirne meno, forse perché non ti importa d'altri che di te stessa, riesci comunque a trovare il pretesto per trasformare una piccola discussione in un silenzio da trascinare sul selciato delle ultime ore, liso e sdrucito, sbucciato e sanguinante, fino in aeroporto, fino al binario 3.
Ed io non so ancora mordermi la lingua e smettere di essere la figlia che sono, almeno per le ultime 36 ore. Non so accontentarmi, non so accettare che tu sia diversa da me, nonostante tutto questo sangue. Non posso. Riesco solo a pensare che se, quando piango, tu mi ascoltassi come facevi quando ero bambina, invece che tenermi il muso, mi terresti la mano fino a domani.

lunedì, 11 agosto 2008

L'odore del sole sul terrazzo

Premessa: Io non ho cuore, perché il mio cuore è ovunque e in nessun luogo. Io non voglio bene, perché amo tutti e nessuno mi manca davvero. Io non esisto, perché sono sempre e solo di passaggio.

Il silenzio sott'acqua risveglia tutto l'amore del mondo. La cucina di mia madre ha il sapore della mia lingua intera. Il quotidiano di mio padre ha lo stesso colore da vent'anni. Ci sono risate di cui non saprò mai parlare.  

L'odore del sale, l'odore del sole. Davanti allo specchio ho 8 anni e la pelle scura, un costume rosa e i piedi sporchi.

E ora che sto per andar via, senza sapere quando tornerò, annuso questa briciola di mondo come fosse tutto ciò che esiste, perché ora questo odore di ibiscus e sole è tutto ciò che sono.

Fra pochi giorni chiuderò la mia valigia e diventerò un'altra, come faccio sempre: nasconderò i cuori nella manica e inizierò a bluffare.

mercoledì, 30 luglio 2008

Genetica salsedine cronica

Ieri ho rivisto il mare.

Dai finestrini dell'aereo sembrava di un blu scurissimo.
Potevo guardare così lontano da credere di averlo tutto sotto ai miei occhi.

Ho rivisto il mio mare e ho pensato che ci sono cose a cui non si può sfuggire, per quanto lontano si corra.

pensato da: MercedesColomar alle ore 12:35 | link | commenti (8)
categorie: me myself and i, candy cane
giovedì, 24 luglio 2008

Chi ha orecchie per intendere...

Un rapidissimo pensiero per chi ha trovato questo blog cercando: "come conquistare una donna furba".

La faccenda si commenta da sola.

pensato da: MercedesColomar alle ore 17:30 | link | commenti (9)
categorie: hitchhikers guide, furba non è detto
martedì, 22 luglio 2008

Cinema (punto)

Mi piace andare al cinema quando tutti stanno zitti e guardano il film, e ti dimentichi della gente che hai attorno, e ci siete solo tu e il protagonista e un mare di guai, e quando le luci si riaccendono ti guardi intorno e ti chiedi dove sei.
Mi piace l'odore dolce che i popcorn lasciano sul labbro superiore, mentre continuo ad allungarlo fino al naso e a leccarlo con la lingua.
Mi piacciono i cellulari che non squillano perché "vado al cinema, ci sentiamo dopo".
Mi piacciono le bruciature di sigaretta perché mi dicono quando prepararmi per correre a fare pipì, mentre la pubblicità in tv non so mai quando arriva.
 
Al cinema posso restare per ore senza parlare, senza mangiare, senza bere né fumare: divento soltanto occhi, orecchie e un paio di neuroni stupiti. Non mi mancano le sigarette, non mi manca l'aria, non mi viene fame, non ho mai sonno.

Mi piace andare al cinema e poi restare in macchina, all'uscita dalla sala, a parlare di com'era.
Non mi piacciono i film brutti, mi mettono sempre di pessimo umore, e torno a casa con la voglia di guardare un dvd.
Mi piace aspettare l'uscita dei film, e illudermi, e pensarci, e decidere a priori se saranno belli o meno. E mi piace da morire aver ragione.

Mi piace restare a bocca aperta, emozionarmi e ridere, commuovermi e spaventarmi.
Mi piace il cinema perché lo schermo è enorme, ma sembra grande appena quanto è necessario.

pensato da: MercedesColomar alle ore 16:52 | link | commenti (8)
categorie: me myself and i, great big white world
giovedì, 17 luglio 2008

Io i musical proprio non li reggo. Neanche quelli con Johnny Depp...

Pompom poropopom pom poropopom popom popom parapapaaaaaaaam, tadaaaaaam...

Sweeney Todd bombom bobobobom bish bish poropopom è un barbiere incattivito perché sua moglie è andata con un giudice e bombom firifirulì.
Dopo anni di esilio torna a Londra in cerca di vendetta vendicativa perepepeppeppè e si allea con una sporcacciona che cucina tortini di vomito shallallallallà. E mentre lui taglia la gola e non la barba alla gente ohhhhoooohoooo lei mette i cadaveri nei tortini funiculì funiculà.
Poi finisce malissimo, ma tanto si sapeva laralallallà.
Un consiglio: non è il vostro schermo che è diventato buio, è Burton che non ha pagato la bolletta.

venerdì, 11 luglio 2008

Edizione Straordinaria

Io sono in vacanza.

E lo sarò a lungo...

martedì, 01 luglio 2008

Being a Girl

Forse attirerò parolacce e polemiche, forse mi tirerò addosso le più brutte maledizioni che ancora esistono nel ventunesimo secolo, probabilmente le mie già poche lettrici spariranno definitivamente, ma proprio non riesco a trattenermi: fa troppo caldo e ho un paio di neuroni a riposo in frigorifero.

Ebbene. Tutte le volte che penso che una donna sia stupida, o infantile, o superficiale, o semplicemente portatrice sana di pochezza mentale (grazie Load), concludo e mi rassegno dicendo a me stessa che è comprensibile, considerato che è pur sempre una donna.
In più, la diffusione capillare dell'idiozia credo sia in parte dovuta al fatto che troppi uomini si comportano come donne, al giorno d'oggi.

Poi mi guardo allo specchio e sospiro.

Proprio non si poteva nascere perfetti...?

"Perché sei una fessa"

Non so se ti capita mai di scrivere un post sul blocco note di Windows e poi, subito prima di copiarlo su Splinder, rileggerlo, e trovarlo incredibilmente stupido e noioso.
E schiacciare la X rossa in alto a destra ancora prima di pensarci, e confermare che 'No', non vuoi salvare proprio niente di quella sbrodolata inutile.

Be', stasera è andata così. E di certo ci siamo persi, io e te, un capolavoro di banalità made in my mind.

Per rimediare potrei parlare di mia madre che mi telefona mentre ormai dorme di già, e finge di ascoltarmi. Oppure ripetere per otto, dieci righe che manca una settimana all'inizio della mia estate, ma che temo saranno sette giorni difficili.
Avrei voluto raccontare di come, all'alba di oggi, ho spostato la prenotazione di un biglietto e sono tornata a dormire, stretta alla persona che amo.
E di come abbia mangiato con lui le cose che avevo preparato perché si nutrisse in mia assenza.
Potrei addirittura lamentarmi ancora delle mie paure e delle mie ansie.
Potrei sbadigliare.
E invece mi lancio nel meta-blog, nelle possibilità che stasera ho perso e in quelle che ho scelto di non avere.

E mi chiedo perché, invece di star qui a perdere tempo, io non abbia mangiato il gelato quando era il momento giusto.

pensato da: MercedesColomar alle ore 00:03 | link | commenti
categorie: hitchhikers guide
mercoledì, 25 giugno 2008

Pit-Stop

A volte ho la sensazione che la gente sia davvero tutta uguale. Smetto di credere che il mondo è bello perché è vario e mi convinco che l'intera superficie terrestre sia ricoperta da stronzi egoisti, da individui che considerano la propria emotività, le proprie necessità come le uniche esistenti.

E quando io mi impegno, mi sbatto per rispettare le necessità altrui, e mi mordo la lingua, e aspetto, e borbotto soltanto a voce bassa per non disturbare, e agito le mani senza accorgermene, e cerco la mia pazienza sul fondo dello zaino, e spero solo che il mal di pancia passi in tempo per Ferragosto, mi sento veramente idiota.

E quando le persone a cui voglio bene sono vittime di meccanismi come questi, quando le vedo mordersi le labbra, sospirare, restare in silenzio per ore, senza un sorriso, allora mi viene solo voglia di comunicare pacatamente al mondo quanto tutti mi facciano schifo.
Pacatamente. In un megafono. Urlando. Un noccoliere nella mano destra. Una catena nella mano sinistra. La bocca spalancata.
Pacatamente.

Il tempo per cambiare le gomme e ricominciare a correre.